Altri mammiferi della Valle Anzasca

Altri mammiferi della Valle Anzasca

Altri mammiferi della Valle Anzasca

Accanto ai grandi protagonisti della fauna alpina, la Valle Anzasca ospita numerosi mammiferi più piccoli, discreti o difficili da osservare. Marmotte, lepri, mustelidi e roditori popolano ambienti molto diversi, dalle praterie d’alta quota ai boschi, dalle pietraie fino ai margini dei centri abitati.

Piccoli protagonisti di ambienti molto diversi

Non tutti i mammiferi sono facilmente visibili. Molte specie sono prevalentemente notturne, altre vivono nascoste nel bosco o tra le rocce, mentre alcune trascorrono parte dell’anno in letargo.

Spesso sono proprio le tracce a raccontarne la presenza: impronte sulla neve o nel fango, piccoli sentieri nella vegetazione, tane, resti di cibo ed escrementi possono rivelare animali che raramente si mostrano direttamente.

La marmotta

La marmotta alpina (Marmota marmota) è uno dei mammiferi più caratteristici delle praterie d’alta montagna. Vive soprattutto in ambienti aperti e soleggiati, dove il terreno permette di scavare profonde tane.

È un animale sociale e vive in gruppi familiari. Quando percepisce un pericolo, una marmotta può emettere il caratteristico fischio d’allarme, avvertendo gli altri individui che rapidamente raggiungono le tane.

Durante l’inverno entra in un lungo letargo, sopravvivendo grazie alle riserve accumulate durante la bella stagione.

La lepre variabile

La lepre variabile o lepre bianca (Lepus timidus) è una specie artico-alpina, perfettamente adattata agli ambienti freddi della montagna.

La sua caratteristica più evidente è il cambiamento stagionale del mantello: nei mesi senza neve presenta tonalità bruno-grigiastre, mentre durante l’inverno diventa quasi completamente bianca, conservando soltanto alcune parti scure, come la punta delle orecchie.

Le zampe posteriori, larghe e fortemente pelose, funzionano quasi come piccole racchette naturali e facilitano gli spostamenti sulla neve.

L’ermellino

Piccolo, agile e velocissimo, l’ermellino (Mustela erminea) frequenta soprattutto ambienti montani aperti, pietraie, margini dei boschi e zone ricche di piccoli roditori.

Anche il suo mantello può cambiare con le stagioni: bruno nella bella stagione e, nelle popolazioni alpine, generalmente bianco durante l’inverno. La punta nera della coda rimane invece riconoscibile in ogni stagione.

È un predatore specializzato soprattutto nella cattura di piccoli mammiferi e svolge quindi un ruolo importante nel controllo naturale delle loro popolazioni.

La martora

La martora (Martes martes) è un mustelide strettamente legato agli ambienti forestali. Agile arrampicatrice, si muove con grande facilità tra tronchi e rami e utilizza cavità naturali, alberi maturi e anfratti come luoghi di riposo.

Ha abitudini prevalentemente crepuscolari e notturne e per questo viene osservata raramente. La sua alimentazione è varia e comprende piccoli vertebrati, insetti, uova e frutti.

La faina

Simile alla martora, la faina (Martes foina) è però generalmente più adattabile e può frequentare anche ambienti rurali e zone vicine agli abitati.

È soprattutto notturna e trova rifugio in cavità, fienili, ruderi e altri luoghi riparati. Anche la sua dieta è molto varia: piccoli animali, insetti e frutti vengono sfruttati secondo la disponibilità stagionale.

Il tasso

Il tasso (Meles meles) è il più robusto tra i mustelidi presenti nelle nostre montagne. Si riconosce per il corpo massiccio e per le caratteristiche bande bianche e nere sul muso.

Vive soprattutto in ambienti forestali e collinari e trascorre gran parte del giorno nelle proprie tane, complesse strutture sotterranee che possono essere utilizzate per molti anni.

Ha una dieta molto varia e opportunista che comprende lombrichi, insetti, piccoli vertebrati, frutti e altri alimenti disponibili nell’ambiente.

La donnola

La donnola (Mustela nivalis) è uno dei carnivori europei di dimensioni più ridotte. Il corpo lungo e sottile le permette di inseguire piccoli roditori anche all’interno di tane e cavità.

Può frequentare prati, margini del bosco, muretti a secco e ambienti rurali. Nonostante le piccole dimensioni è un predatore estremamente attivo.

Il ghiro e i piccoli abitanti del bosco

Tra i piccoli mammiferi dei boschi vi è anche il ghiro (Glis glis), roditore prevalentemente notturno che utilizza cavità degli alberi e altri rifugi naturali.

Si nutre soprattutto di semi, frutti e altre risorse vegetali e trascorre una parte importante dell’anno in letargo.

Accanto a lui vivono numerose specie ancora più discrete: topi selvatici, arvicole e altri piccoli roditori costituiscono una componente fondamentale delle catene alimentari e sono prede importanti per rapaci, volpi e mustelidi.

Una rete di relazioni

Anche le specie meno appariscenti hanno un ruolo essenziale nell’ecosistema. I roditori disperdono semi e rappresentano una risorsa alimentare per molti predatori; mustelidi e altri carnivori contribuiscono a regolare le popolazioni delle loro prede; marmotte e altri animali che scavano modificano il terreno creando piccoli habitat utilizzati da molte altre specie.

La biodiversità della Valle Anzasca nasce proprio da questa fitta rete di rapporti tra animali, vegetazione e ambiente.

Imparare a leggere le tracce

Molti di questi animali vengono incontrati raramente. Imparare a riconoscere impronte, tane, passaggi e resti di alimentazione permette però di scoprire quanto sia popolato anche un bosco che a prima vista sembra silenzioso.

Le tracce vanno osservate senza alterarle e gli animali non devono essere inseguiti o costretti a uscire dai propri rifugi.

Dalla marmotta che fischia sui pascoli all’ermellino sulla neve, fino ai piccoli abitanti notturni del bosco: anche gli animali più discreti raccontano la biodiversità della Valle Anzasca.