Il lupo

Il lupo

Canis lupus

Il lupo

Il lupo (Canis lupus) è uno dei grandi carnivori delle Alpi. Dopo essere scomparso da gran parte dell’arco alpino, è tornato spontaneamente anche nel Piemonte settentrionale grazie alla naturale espansione della popolazione italiana. Oggi fa nuovamente parte della fauna della Valle Anzasca.

Il ritorno del lupo sulle Alpi

Nel corso del Novecento il lupo era sopravvissuto in Italia soprattutto in alcune zone dell’Appennino centro-meridionale. A partire dagli ultimi decenni del secolo scorso, grazie alla protezione della specie, all’aumento degli ungulati selvatici e alla capacità dei giovani lupi di percorrere grandi distanze durante la dispersione, la popolazione ha progressivamente riconquistato nuovi territori.

Sulle Alpi il ritorno è avvenuto esclusivamente attraverso dinamiche naturali: non sono stati effettuati ripopolamenti o liberazioni di lupi a questo scopo.

Come riconoscerlo

Un lupo adulto ha dimensioni paragonabili a quelle di un cane di taglia medio-grande. Sulle Alpi gli adulti pesano generalmente intorno ai 30-35 kg, con maschi mediamente più pesanti delle femmine.

Il corpo è slanciato, con arti relativamente lunghi, torace stretto e testa robusta. Il mantello presenta tonalità variabili dal grigio al fulvo-bruno. Nei lupi della popolazione italiana sono frequenti alcuni caratteri riconoscibili, come la mascherina chiara sul muso, le bande scure sugli arti anteriori e la punta della coda nera.

Distinguere con certezza un lupo da alcuni cani può tuttavia essere difficile, soprattutto da lontano o partendo soltanto da fotografie e impronte. L’identificazione sicura richiede spesso la valutazione congiunta di più elementi o analisi genetiche.

Il branco: una famiglia

Il lupo è un animale fortemente sociale. Il branco è generalmente una famiglia formata dalla coppia riproduttiva, dai cuccioli dell’anno e da alcuni giovani nati negli anni precedenti.

Sulle Alpi un branco conta mediamente circa cinque individui, anche se il numero varia nel corso dell’anno. Ogni famiglia occupa un territorio che viene utilizzato per la caccia, la riproduzione e l’allevamento dei piccoli e difeso dall’ingresso di altri lupi.

La coppia riproduttiva si accoppia una volta l’anno, generalmente tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera. Dopo circa 63 giorni di gestazione nascono in media tre o quattro cuccioli.

Dalla tana ai siti di rendez-vous

Nelle prime settimane i cuccioli rimangono nella tana e dipendono completamente dagli adulti. Durante l’estate vengono successivamente condotti in aree protette utilizzate dal branco, chiamate siti di rendez-vous.

Qui i giovani trascorrono una parte della giornata mentre gli adulti si spostano per alimentarsi. Con l’autunno iniziano gradualmente a seguire il branco nei suoi spostamenti.

Tra il primo e il secondo anno molti giovani lasciano il gruppo familiare entrando in dispersione: possono percorrere anche grandi distanze alla ricerca di un territorio libero e di un compagno con cui formare una nuova famiglia.

L’ululato e la comunicazione

I lupi comunicano attraverso posture, odori, marcature e vocalizzazioni. La più conosciuta è naturalmente l’ululato, che può essere udito a grande distanza.

L’ululato contribuisce a mantenere i contatti tra i componenti del branco, a segnalare la presenza della famiglia nel territorio e a richiamare i giovani. Proprio la risposta dei cuccioli agli ululati viene utilizzata anche dai ricercatori come una delle tecniche per verificare la riproduzione dei branchi.

Un grande predatore opportunista

Il lupo è un carnivoro generalista e opportunista: la sua dieta cambia in base alle prede disponibili nei diversi territori e nelle diverse stagioni.

Negli ambienti alpini si alimenta soprattutto di ungulati selvatici, tra cui cervi, caprioli, camosci e cinghiali. Può consumare anche animali di dimensioni minori e carcasse già presenti nell’ambiente.

Può inoltre predare animali domestici, soprattutto ovini e caprini. Per questo nelle aree di presenza del lupo sono importanti le misure di prevenzione, come una corretta custodia delle greggi, recinzioni elettrificate e cani da protezione adeguatamente gestiti.

Leggere i segni della sua presenza

Incontrare direttamente un lupo è molto meno frequente che riconoscerne le tracce. Soprattutto sulla neve possono essere osservate piste, impronte, escrementi e resti di alimentazione.

Una singola impronta non permette normalmente di distinguere con sicurezza un lupo da un cane di taglia medio-grande. Molto più informativi sono la successione delle impronte, la lunghezza della pista, l’andatura dell’animale e il contesto nel quale la traccia viene trovata.

Le tracce raccontano molto più di quanto sembra

Anche gli escrementi possono fornire informazioni preziose. Possono contenere peli, frammenti ossei e altri resti delle prede consumate e vengono spesso deposti lungo sentieri e punti utilizzati per la marcatura del territorio.

Per i ricercatori sono particolarmente importanti perché possono contenere cellule dell’animale dalle quali ricavare il DNA. Le analisi genetiche permettono di riconoscere singoli individui, stabilire relazioni di parentela e contribuire al monitoraggio dei branchi.

Per questo eventuali campioni non devono essere raccolti o spostati autonomamente: se si ritiene di avere individuato un segno particolarmente interessante è preferibile fotografarlo e segnalarlo agli enti competenti.

Lupo e cane: il problema dell’ibridazione

L’ibridazione tra lupo e cane rappresenta una problematica di conservazione della specie e viene attentamente monitorata. Il fenomeno non ha la stessa diffusione in tutte le aree e può essere accertato con sicurezza soltanto attraverso analisi genetiche.

Per questo l’aspetto esteriore di un animale, da solo, non è sufficiente per stabilire se si tratti di un lupo, di un cane o di un eventuale ibrido.

In caso di incontro

Un incontro con un lupo in ambiente naturale è generalmente breve: nella maggior parte dei casi l’animale, una volta percepita la presenza umana, si allontana.

Se il lupo viene osservato a distanza, è possibile fermarsi e osservarlo senza interferire con il suo comportamento. Non bisogna tentare di avvicinarlo, seguirlo o attirarlo per ottenere fotografie migliori e non deve mai essere alimentato.

Se invece l’incontro avviene a distanza ravvicinata e si desidera far allontanare l’animale, è opportuno rendersi chiaramente riconoscibili, parlare a voce alta ed eventualmente battere le mani. Se non si allontana subito, ci si può spostare lentamente all’indietro continuando a parlare, senza correre.

Se si è accompagnati da un cane

Nelle aree frequentate dal lupo è particolarmente importante mantenere il proprio cane sotto controllo e al guinzaglio. Un cane libero può avvicinarsi a un lupo, inseguirlo o essere percepito come competitore o intruso territoriale.

Tenere il cane vicino al proprietario riduce inoltre il rischio che insegua o disturbi altri animali selvatici.

Quando è utile una segnalazione

Avvistamenti documentati, tracce particolarmente evidenti o comportamenti insoliti possono essere utili al monitoraggio della specie. Una segnalazione è particolarmente importante se un lupo si avvicina ripetutamente alle persone, frequenta stabilmente aree abitate o mostra una ridotta tendenza ad allontanarsi.

In questi casi è bene rivolgersi agli enti e alle autorità competenti sul territorio, fornendo possibilmente luogo, data e documentazione fotografica senza avvicinare l’animale.

Il ritorno del lupo è uno dei grandi cambiamenti della fauna alpina contemporanea: conoscerne il comportamento è il primo passo per osservarlo con rispetto e comprendere il suo ruolo nell’ecosistema.