Fontane e lavatoi della Valle Anzasca

Fontane e lavatoi della Valle Anzasca

Fontane e lavatoi della Valle Anzasca

Piccole architetture della vita quotidiana, tra pietra, memoria e incontri di paese

Non sempre bisogna cercare un grande monumento per incontrare la storia di un paese. Nelle piazzette, lungo le vecchie mulattiere e tra le case delle frazioni della Valle Anzasca sopravvive un patrimonio più semplice e discreto: fontane, vasche e antichi lavatoi utilizzati per generazioni dagli abitanti della valle.

La fontana, una piccola piazza del paese

Prima che l'acqua arrivasse direttamente nelle abitazioni, raggiungere la fontana era un gesto quotidiano. Qui si riempivano secchi e recipienti per la casa, si abbeveravano gli animali e si attingeva l'acqua necessaria alle attività domestiche.

Il lavatoio pubblico aveva una funzione altrettanto importante. Lavare panni e biancheria richiedeva tempo, fatica e una grande quantità d'acqua: avere una vasca comune alimentata continuamente rappresentava quindi un servizio essenziale per ogni borgata.

Ma fontane e lavatoi erano anche luoghi d'incontro. Mentre si aspettava il proprio turno o si lavorava insieme, si parlava, si scambiavano notizie e si intrecciavano relazioni. In piccoli paesi di montagna erano, a tutti gli effetti, una parte della vita sociale della comunità.

Non erano elementi decorativi

Molte delle fontane che oggi osserviamo come elementi caratteristici dei borghi nacquero prima di tutto per necessità. La posizione vicino alle case, lungo le vie di passaggio o nelle piazzette dipendeva dalla necessità di rendere l'acqua facilmente accessibile agli abitanti. Per questo la loro collocazione racconta spesso anche come era organizzato il paese.

Ceppo Morelli: fontane e lavatoi tra le borgate

Tra i territori più interessanti per osservare questo patrimonio c'è sicuramente Ceppo Morelli. Qui fontane e lavatoi non appartengono soltanto al capoluogo, ma compaiono nelle numerose frazioni e borgate distribuite lungo il fondovalle e sui versanti.

Le fonti locali ricordano infatti la presenza di numerosi antichi lavatoi, spesso alimentati da acqua di sorgente. Tra quelli indicati come più significativi vengono citati i manufatti della frazione di Borgone, quello conosciuto come del “Tugnin” e quelli che si incontrano lungo la passeggiata degli anziani. 0

La loro diffusione è particolarmente interessante perché il Comune comprende numerosi nuclei: Mondelli, Campioli, Prequartera, Borgone, Canfinello, Croppo, Case e Opaco, oltre a diverse località minori. 1

Borgone · fontane nel centro storico

Il piccolo centro storico di Borgone, attraversato dalla Strà Granda, viene ricordato proprio per la presenza di fontane, chiesa e cappelle. Qui i punti d'acqua fanno parte dello stesso tessuto storico delle abitazioni e delle antiche vie del borgo. 2

Il lavatoio del “Tugnin”

Tra quelli ricordati nelle testimonianze locali compare il lavatoio conosciuto come del “Tugnin”. Anche il nome con cui viene identificato è interessante: conserva quella dimensione profondamente locale con cui gli abitanti distinguono luoghi che per chi viveva nel paese erano familiari e quotidiani. 3

I lavatoi della passeggiata degli anziani

Altri antichi lavatoi si incontrano lungo la cosiddetta passeggiata degli anziani di Ceppo Morelli. Inseriti lungo un percorso oggi utilizzato per camminare, rappresentano una traccia dell'antica organizzazione del paese e dei punti d'acqua a disposizione degli abitanti. 4

Una località chiamata Fontane

Nel territorio di Ceppo Morelli compare anche la località Fontane, ancora riportata nella suddivisione ufficiale del Comune. Il nome sembra quasi riassumere il rapporto stretto tra queste piccole borgate e la presenza di sorgenti e punti d'acqua. 5

San Carlo: dal minerale d'oro al lavatoio del paese

Tra i lavatoi più curiosi della Valle Anzasca c'è quello di San Carlo, facilmente riconoscibile per la particolare vasca di forma rotonda e per la copertura con tetto in beole.

Ma la sua particolarità più interessante non è la forma: è la sua origine mineraria.

La vasca proviene infatti dall'antico stabilimento di Battiggio, dove veniva utilizzata nella lavorazione del minerale aurifero proveniente dalla Miniera dei Cani.

È costituita da sei elementi cementati tra loro e serrati da una fascia d'acciaio ed era del tipo denominato “Franc-Fort”. Terminata la sua funzione nell'attività mineraria, la struttura venne recuperata e destinata a un uso completamente diverso, diventando il lavatoio della frazione.

Una seconda vita davvero particolare

Quella che oggi appare come una curiosa vasca per il bucato è quindi un frammento della storia dell'oro della Valle Anzasca. Prima servì alla lavorazione del minerale, poi entrò nella quotidianità degli abitanti di San Carlo: uno stesso manufatto racconta così due mondi apparentemente lontani, la miniera e la vita del paese.

Vanzone: i lavatoi nel cuore del borgo

A Vanzone i lavatoi fanno parte di un insieme particolarmente ricco di testimonianze della vita del paese.

La descrizione della Strà Granda ricorda infatti, all'interno del nucleo storico, oratori, chiese, lavatoi, il mulino, i forni e le case signorili. 7

È interessante proprio questa vicinanza: il luogo in cui si lavavano i panni conviveva con il forno, il mulino, le abitazioni e gli edifici religiosi. Una fotografia quasi completa di come funzioni molto diverse si concentrassero negli spazi del borgo.

Stabioli: due fontane, due momenti della storia

A Stabioli, piccolo nucleo raggiungibile a piedi, la fontana occupa ancora oggi un posto centrale nella piccola piazza.

Il manufatto attuale risale al 1999 e ha sostituito una precedente fontana del 1926. 8

Ma la testimonianza più suggestiva si incontra poco distante, tra i resti di Stabioli Vecchia, il nucleo originario oggi in rovina: qui è ancora presente un vecchio lavatoio. 9

È un piccolo dettaglio, ma aiuta a restituire vita a un insediamento oggi silenzioso: dove rimangono muri e ruderi, il lavatoio ricorda che un tempo qui si lavorava, si viveva e ci si incontrava.

Non tutte sono uguali

Non esiste un unico modello di fontana o lavatoio della Valle Anzasca. Alcuni manufatti sono costituiti da semplici vasche in pietra, altri sono protetti da coperture, altri ancora sono stati modificati o ricostruiti nel corso del tempo.

Le differenze dipendono dalla conformazione del luogo, dalla disponibilità d'acqua, dal numero di abitanti serviti e naturalmente dall'epoca di costruzione.

Proprio questa varietà rende interessante cercarli: non erano edifici pensati per rappresentare il paese, ma strutture create per essere usate ogni giorno.

Il lavatoio e la vita delle donne

Il bucato era tradizionalmente uno dei lavori domestici più impegnativi e ricadeva soprattutto sulle donne. Raggiungere il lavatoio, trasportare la biancheria, lavarla e riportarla a casa richiedeva tempo e fatica.

Proprio per questo il lavatoio diventava anche uno dei principali luoghi femminili di socialità: uno spazio nel quale il lavoro veniva svolto insieme e nel quale circolavano racconti, notizie e vicende del paese.

Piccoli archivi della vita quotidiana

Una fontana può sembrare soltanto una vasca e un lavatoio una costruzione secondaria. Ma immaginando quante persone vi siano passate ogni giorno, per decenni o per generazioni, il loro significato cambia: sono piccoli archivi all'aperto della vita di paese.

Scoprirle camminando

Molte di queste testimonianze non richiedono una visita specifica: si incontrano semplicemente attraversando i borghi.

La Strà Granda, le antiche mulattiere e le strade interne delle frazioni permettono di osservare fontane e lavatoi insieme a ponti, forni, cappelle, case in pietra e altri piccoli elementi del patrimonio rurale.

Ed è forse proprio questo il modo migliore per guardarli: non come monumenti isolati, ma come parti di un paesaggio costruito e vissuto dalle comunità della Valle Anzasca.

Da osservare con rispetto: fontane e lavatoi fanno parte del patrimonio storico e della vita dei paesi. Alcuni sono ancora utilizzati o si trovano vicino ad abitazioni private. L'acqua delle fontane non deve essere considerata potabile salvo dove espressamente indicato.