Val Quarazza: il paese sommerso, il Lago delle Fate e Città Morta
Val Quarazza: il paese sommerso, il Lago delle Fate e Città Morta
Una valle laterale di Macugnaga dove paesaggio, acqua e storia mineraria raccontano uno dei volti più affascinanti dell’alta Valle Anzasca.
La Val Quarazza si apre lateralmente alla Valle Anzasca, nel territorio di Macugnaga, e si inoltra verso il cuore delle montagne fino al Passo del Turlo, antico collegamento con la Valsesia.
Oggi è conosciuta soprattutto per le acque verdi del Lago delle Fate, ma dietro l’immagine tranquilla del lago si nasconde una storia molto più complessa: una parte dell’antico abitato di Quarazza scomparve con la realizzazione del bacino artificiale, mentre poco più avanti nella valle i resti di Crocette, la cosiddetta “Città Morta”, conservano la memoria dell’attività mineraria che per lungo tempo segnò queste montagne.
Una valle dentro la valle
La Val Quarazza segue il corso dell’omonimo torrente e si sviluppa tra boschi, prati, alpeggi e pareti rocciose. Dall’area di Borca e Isella si raggiunge il Lago delle Fate e, continuando verso l’interno, il paesaggio diventa progressivamente più alpino.
Più avanti si incontrano località e alpeggi storici come Prelobia, Caspisana, La Pissa, La Piana e Quarazzola, prima della lunga salita verso il Passo del Turlo, a 2.738 metri. Il valico fu per secoli una via di collegamento tra il versante di Macugnaga e l’alta Valsesia ed è ancora oggi attraversato da importanti itinerari escursionistici. 1
Il Lago delle Fate
Il Lago delle Fate è oggi uno dei luoghi più conosciuti di Macugnaga. Nonostante l’aspetto naturale e le acque che assumono suggestive tonalità verdi e azzurre, si tratta in realtà di un bacino artificiale formato dallo sbarramento del torrente Quarazza.
La diga venne costruita tra il 1952 e il 1954 per la regolazione delle acque destinate alla produzione idroelettrica. Con la creazione dell’invaso il paesaggio della valle cambiò radicalmente e una parte dell’antico nucleo di Quarazza venne sommersa.
Oggi i prati e le rive del lago costituiscono una delle mete più frequentate per passeggiate e soste nella natura. Ma osservare queste acque sapendo ciò che esisteva prima della diga permette di leggere il luogo con occhi completamente diversi.
Quarazza, il paese sommerso
Prima della costruzione della diga, la borgata di Quarazza occupava anche parte dell’area sulla quale oggi si estendono le acque del Lago delle Fate. Case, terreni e spazi della vita quotidiana della piccola comunità dovettero lasciare posto al nuovo bacino.
Ma la storia di Quarazza non scomparve semplicemente sott’acqua. Molte delle case destinate a essere sommerse furono smontate e ricostruite in paese, recuperando e riutilizzando i materiali degli edifici originari. Una parte della vecchia borgata continuò così a vivere altrove, trasferita pezzo dopo pezzo prima che le acque occupassero il fondovalle.
Alcuni edifici rimasero invece al di fuori dell’area dell’invaso e sono ancora oggi testimonianza dell’antico insediamento. Anche la piccola cappella della località racconta la trasformazione della valle: l’attuale edificio dedicato a San Nicola risale alla metà del Novecento e sostituì il precedente luogo di culto interessato dalla realizzazione del bacino.
Il Lago delle Fate nasconde quindi un paesaggio precedente, ma non tutta la sua memoria: una parte dell’antica Quarazza sopravvive ancora nelle costruzioni che furono trasferite e ricostruite prima della formazione del lago.
Un paesaggio costruito dall’uomo
Il Lago delle Fate è quindi un esempio particolarmente evidente di come anche un paesaggio oggi percepito come “naturale” possa essere il risultato di profonde trasformazioni umane. Sotto e attorno alle sue acque si intrecciano storia locale, produzione idroelettrica, vita di montagna e memoria di un paese che dovette lasciare spazio al nuovo bacino.
Crocette, la “Città Morta”
Dal Lago delle Fate, proseguendo verso l’interno della Val Quarazza, si raggiunge in circa venti minuti la località di Crocette, conosciuta anche con il suggestivo nome di “Città Morta”.
Non si trattava di una città nel significato comune del termine, ma di un vero e proprio insediamento legato all’attività mineraria. Qui si concentravano edifici e strutture utilizzati dalle maestranze impegnate nelle miniere aurifere della zona e negli impianti collegati alla lavorazione del minerale.
Con il declino delle attività estrattive il nucleo venne progressivamente abbandonato. Restarono muri, edifici e testimonianze di quel mondo del lavoro, dando origine al nome con cui il luogo è ancora oggi conosciuto. 3
La valle dell’oro
La storia di Crocette appartiene al più ampio capitolo dell’oro del Monte Rosa. Anche i versanti della Val Quarazza furono infatti interessati dall’estrazione aurifera.
In quota rimangono tracce di gallerie, discariche minerarie e antichi impianti. Il materiale estratto veniva trasportato verso valle, anche mediante teleferiche, fino agli stabilimenti dell’area di Crocette, dove ancora oggi sono riconoscibili resti collegati alla lavorazione del minerale. 4
Per questo Città Morta non è un episodio isolato: è uno dei tasselli di un sistema minerario molto più ampio che comprendeva Pestarena, la Guia e numerosi altri siti dell’alta Valle Anzasca.
La Val Quarazza attraverso il tempo
La valle è attraversata da pastori, viandanti e commerci lungo il percorso che attraverso il Passo del Turlo collega la Valle Anzasca con la Valsesia.
Lo sfruttamento delle vene aurifere lascia nella valle gallerie, impianti e insediamenti di servizio. Crocette diventa uno dei luoghi simbolo di questa attività.
Viene costruita la diga sul torrente Quarazza. Il nuovo bacino modifica profondamente il fondovalle e sommerge parte dell’antica borgata. 5
Il Lago delle Fate e la Val Quarazza sono tra le mete escursionistiche più conosciute di Macugnaga, mentre le testimonianze minerarie permettono di leggere il paesaggio come un grande archivio della storia della montagna.
Oltre Città Morta
Crocette non è la fine della valle. Continuando lungo la mulattiera si incontrano gli alpeggi di Prelobia, Caspisana, La Pissa, La Piana e Quarazzola. Presso La Pissa il paesaggio è segnato anche dalla cascata che scende dalle pareti sovrastanti.
Più in alto la Val Quarazza assume un carattere decisamente alpino e conduce verso il Bivacco Emiliano Lanti e il Passo del Turlo, antico valico a 2.738 metri tra Macugnaga e la Valsesia. 6
Da osservare con occhi diversi
La Val Quarazza racchiude nello spazio di pochi chilometri tre paesaggi nati in epoche molto diverse: la vecchia montagna agricola degli alpeggi, quella industriale delle miniere e quella idroelettrica del Lago delle Fate. È proprio questa sovrapposizione a renderla particolare: ciò che oggi appare come una semplice passeggiata nella natura attraversa in realtà secoli di storia.
Continua la scoperta
La storia della Val Quarazza continua lungo i sentieri e nei luoghi dell’oro del Monte Rosa.
Sentiero dei Minatori →
L’Oro del Monte Rosa e le miniere →
Miniera d’Oro della Guia →
Pestarena, il Paese dell’Oro →