Ponti storici della Valle Anzasca

Ponti storici della Valle Anzasca

Ponti storici della Valle Anzasca

Arcate di pietra, antiche mulattiere e passaggi sull'Anza raccontano una valle attraversata da secoli.

In una valle stretta e profondamente incisa dai torrenti, costruire un ponte significava molto più che unire due sponde. Significava permettere il passaggio di uomini e animali, raggiungere boschi e alpeggi, trasportare merci e minerali, mantenere i collegamenti tra i paesi e aprire vie verso le valli vicine.

Lungo l'antica rete di mulattiere della Valle Anzasca rimangono ancora ponti in pietra e opere realizzate nei secoli successivi con l'evoluzione della viabilità. Alcuni sono diventati veri punti di riferimento del paesaggio; altri si incontrano quasi all'improvviso, nascosti tra boschi, gole e torrenti.

Seguire questi attraversamenti significa quindi leggere la storia della valle da una prospettiva particolare: quella delle vie percorse ogni giorno da abitanti, minatori, commercianti, pellegrini e pastori.

Ponte Romano o Ponte Pertuso – Vanzone

Sotto l'abitato di Vanzone, una ripida discesa conduce al Ponte Pertuso, conosciuto localmente anche come “Ponte Romano”: uno degli attraversamenti storici più suggestivi della Valle Anzasca.

Il nome non indica però un'origine di epoca romana. Il ponte viene chiamato così per la sua caratteristica struttura ad arco in pietra, che richiama le forme degli antichi ponti romani. L'opera oggi visibile risale infatti al 1574 e fu realizzata per volontà dei Borromeo, probabilmente in sostituzione di un attraversamento precedente distrutto dalle acque dell'Anza.

L'arcata supera il torrente in un punto particolarmente spettacolare, dove l'Anza scorre profondamente incassato tra le rocce. Per secoli questo passaggio fece parte della rete di collegamenti utilizzata per raggiungere boschi, alpeggi e percorsi montani.

Perché “Ponte Romano”?
Non perché costruito dai Romani: il nome con cui è tradizionalmente conosciuto richiama la sua forma ad arco e la costruzione in pietra, simili nell'aspetto ai ponti dell'antichità romana.

Ponte Prea – Ceppo Morelli

È uno dei ponti storici più riconoscibili della Valle Anzasca. Il Ponte Prea attraversa l'Anza nei pressi di Ceppo Morelli con una sola elegante arcata in pietra e il caratteristico profilo a schiena d'asino.

Realizzato nel Settecento, misura circa 18 metri e permetteva di raggiungere i boschi e gli alpeggi sul versante opposto della valle. Oggi costituisce uno degli esempi meglio conservati degli antichi attraversamenti in pietra dell'Anzasca.

Il ponte è inoltre strettamente legato all'antica viabilità della valle e alla Strà Granda: attraversarlo permette ancora oggi di comprendere come dovevano presentarsi molti dei collegamenti anzaschini prima della costruzione delle strade moderne.

La cappella all'imbocco del ponte
A rendere ancora più interessante questo luogo è la piccola cappella posta all'imbocco del Ponte Prea. Al suo interno si conserva un affresco realizzato all'inizio del Novecento da Giuseppe De Giorgi, pittore originario di Ceppo Morelli.

È un particolare che unisce in pochi metri viabilità storica, devozione popolare e arte locale: elementi che per secoli hanno accompagnato la vita quotidiana lungo le mulattiere della Valle Anzasca.

Il grande ponte di Pontegrande

A Pontegrande il rapporto tra il paese e il suo attraversamento è evidente già nel nome. Il grande ponte, realizzato nel 1858, è formato da cinque arcate e appartiene alla fase di profonda trasformazione della viabilità ottocentesca della Valle Anzasca.

La nuova opera sostituì precedenti attraversamenti a schiena d'asino situati in posizione leggermente diversa e consentì collegamenti più agevoli lungo il fondovalle.

Da questo punto si diramano inoltre le vie verso Bannio e Anzino, mentre l'asse principale prosegue lungo la Valle Anzasca. Il ponte rappresenta quindi non soltanto un'opera di ingegneria, ma uno storico crocevia della media valle.

Il ponte sull'Olocchia – Anzino

La rete storica degli attraversamenti non riguarda soltanto il torrente Anza. Nella valle laterale di Anzino, l'antica mulattiera supera il torrente Olocchia attraverso un imponente ponte in pietra, tradizionalmente indicato come romanico, che domina il corso d'acqua dall'alto.

Il passaggio appartiene alla fitta rete di vie che collegava Anzino, Bannio, gli alpeggi e i valichi montani. Attraverso questi percorsi la Valle Anzasca comunicava anche con la Valsesia e la Valstrona.

Sono vie che raccontano anche la storia religiosa del territorio: per secoli furono percorse da fedeli e pellegrini diretti al Santuario di Sant'Antonio da Padova di Anzino.

Il ponte della Gurva – Calasca Castiglione

Anche il Santuario della Madonna della Gurva è strettamente legato a un antico attraversamento dell'Anza. Il ponte in pietra conduce verso il santuario, costruito in uno degli ambienti naturali più suggestivi della bassa valle, dove il torrente scorre tra ripide pareti rocciose.

Il ponte, riferibile al XIX secolo, fa ormai parte dell'immagine storica della Gurva. Qui acqua, roccia, bosco, ponte e architettura religiosa si incontrano in uno degli scorci più caratteristici della Valle Anzasca.

Ponte del Vaud – tra Pestarena e Mondelli

Nell'alta valle il Ponte del Vaud rappresenta un punto significativo dell'antica viabilità tra Pestarena, Mondelli e il versante opposto dell'Anza. La zona è inoltre profondamente legata alla storia mineraria di Macugnaga.

Nei suoi pressi si trovavano infatti accessi e opere connesse alle miniere d'oro di Pestarena. Una croce in pietra datata 1769, collocata su una macina incompiuta, costituisce ancora oggi una particolare testimonianza della frequentazione storica di quest'area.

Da questa zona si sviluppavano inoltre i collegamenti verso Mondelli: antichi percorsi che univano frazioni, miniere, boschi e alpeggi dell'alta Valle Anzasca.

Il ponte di Fornarelli – Macugnaga

Tra le testimonianze dell'evoluzione della viabilità dell'alta valle merita attenzione anche il ponte sull'Anza presso Fornarelli, nella zona di Borca.

Sulla struttura è documentata la data 1898, un piccolo particolare inciso nella pietra che permette di collocare con precisione l'opera alla fine dell'Ottocento.

Meno antico dei grandi ponti in pietra presenti più a valle, racconta però un altro capitolo della stessa storia: gli attraversamenti dell'Anza furono nei secoli costruiti, distrutti dalle piene, ricostruiti e adattati alle nuove esigenze di collegamento delle comunità locali.

Una valle costruita intorno all'acqua

La storia dei ponti della Valle Anzasca è anche la storia della difficile convivenza con i suoi torrenti. Le piene dell'Anza e dei corsi d'acqua laterali hanno più volte modificato il fondovalle, danneggiando o distruggendo strade e attraversamenti e costringendo le comunità a ricostruirli.

Un ponte apparentemente semplice rappresentava quindi un'opera essenziale. Senza quei pochi metri di pietra, due luoghi vicinissimi potevano diventare improvvisamente lontanissimi. Boschi, alpeggi, miniere, santuari e paesi dipendevano da questi passaggi.

Ponti e Strà Granda

Molti degli antichi attraversamenti sono strettamente collegati alla Strà Granda e alla rete storica delle mulattiere della Valle Anzasca. Prima della strada carrozzabile moderna era questo sistema di percorsi, ponti, gradinate e sentieri a costituire la vera infrastruttura della valle.

Percorrerla oggi significa ritrovare, tratto dopo tratto, non soltanto monumenti e borghi, ma anche quelle piccole opere costruite per rendere possibile la vita quotidiana in montagna.

Un patrimonio da attraversare

I ponti storici della Valle Anzasca non sono monumenti isolati: appartengono a un paesaggio costruito nei secoli attraverso il rapporto tra acqua, montagna e comunità. Cercarli lungo la valle significa seguire le stesse vie percorse da generazioni di anzaschini e scoprire, passo dopo passo, quanto della storia del territorio sia ancora scritto nella pietra.