Stabioli: borgo tra pietra e montagna
Macugnaga
Stabioli: borgo tra pietra e montagna
Un antico nucleo raggiungibile soltanto a piedi, lungo la via che univa Macugnaga a Mondelli: case di pietra e legno, boschi, acqua e tracce della vita di una piccola comunità alpina.
All'estremità orientale del territorio di Macugnaga, quasi al confine con Ceppo Morelli, Stabioli è un piccolo mondo appartato, raggiungibile ancora oggi solamente a piedi.
La sua storia non è legata a un solo elemento. Stabioli è stato borgo agricolo e pastorale, luogo di passaggio, comunità Walser di confine, paese di minatori e luogo di lavoro legato alle risorse della montagna. Per comprenderlo bisogna guardare l'insieme: le case, la mulattiera, il bosco, l'acqua, la chiesa, il cimitero e i resti dell'abitato più antico.
Un borgo sul confine di due territori
Stabioli occupa una posizione particolare nella geografia della Valle Anzasca. È l'ultimo nucleo di Macugnaga scendendo verso valle e si trova a breve distanza dal territorio di Ceppo Morelli.
Anche culturalmente rappresenta una zona di incontro. L'insediamento Walser, sviluppatosi nell'alta valle a partire dal Medioevo, raggiunse quest'area entrando in contatto con le comunità romanze che abitavano più a valle.
La posizione periferica rispetto al centro di Macugnaga non significava quindi isolamento: Stabioli faceva parte di una rete di sentieri, alpeggi e piccoli nuclei abitati che permetteva alle persone di muoversi lungo i versanti della valle.
La vecchia via verso Mondelli
Uno dei modi migliori per capire Stabioli è seguire idealmente la sua antica via. La mulattiera non terminava infatti nel paese: attraversava l'abitato, raggiungeva il nucleo oggi conosciuto come Stabioli Vecchia e proseguiva verso Mondelli, frazione di Ceppo Morelli.
Prima delle moderne strade di fondovalle, percorsi come questo erano vere vie di comunicazione. Collegavano abitazioni e terreni, permettevano di raggiungere i boschi e gli alpeggi e mettevano in relazione comunità che oggi siamo abituati a considerare appartenenti a comuni differenti.
Stabioli e Mondelli possono così essere letti come due piccoli borghi dello stesso paesaggio storico, separati dagli attuali confini amministrativi ma uniti da una via che attraversa ancora oggi la montagna.
Pietra, legno e vita quotidiana
Le costruzioni raccontano il rapporto diretto degli abitanti con ciò che offriva la montagna. Pietra e legno erano materiali da costruzione, ma il bosco forniva anche legna da ardere e materia prima indispensabile per molte attività quotidiane.
A Stabioli rimangono così testimonianze non soltanto dell'abitare, ma anche del lavorare in montagna. Tra queste rientra la memoria della vecchia segheria, legata alla lavorazione del legname proveniente dai boschi circostanti.
Case, piccoli edifici di servizio, sentieri e spazi comuni formavano un unico organismo: un borgo costruito per sfruttare con attenzione un territorio difficile, nel quale quasi nulla poteva essere sprecato.
L'acqua nel borgo
Come in molti piccoli paesi della Valle Anzasca, anche a Stabioli l'acqua era parte integrante della vita comunitaria. Nel borgo si trova una fontana, mentre tra i resti di Stabioli Vecchia è ancora presente un antico lavatoio.
Fontane e lavatoi non erano semplici manufatti: erano luoghi indispensabili per il lavoro domestico e, nello stesso tempo, punti nei quali gli abitanti si incontravano. Sono piccoli elementi che aiutano oggi a immaginare la quotidianità del paese quando era stabilmente abitato.
Stabioli Vecchia
Proseguendo oltre l'abitato si raggiunge uno dei luoghi più suggestivi della visita: Stabioli Vecchia, il nucleo più antico del paese, oggi in rovina.
Tra vegetazione e bosco emergono muri in pietra, resti delle costruzioni e tracce degli antichi spazi del borgo. Qui si trovano anche il lavatoio e una cappella votiva con raffigurazione della Crocifissione.
Non è un monumento isolato da raggiungere e fotografare, ma un piccolo paesaggio storico da leggere camminando: le rovine mostrano quanto l'abitato fosse un tempo più articolato di quanto appaia osservando soltanto il nucleo oggi recuperato.
Le cappelle lungo il cammino
Anche la religiosità accompagnava gli spostamenti quotidiani. Lungo il percorso di Stabioli sono presenti due cappelle votive, restaurate negli anni recenti.
Una si incontra nei pressi dell'ingresso occidentale del paese; l'altra si trova proseguendo verso Stabioli Vecchia. Le piccole costruzioni, con copertura in pietra, fanno parte dello stesso paesaggio delle mulattiere e ricordano come la devozione fosse presente anche fuori dalle chiese, lungo le vie percorse ogni giorno.
San Bartolomeo e il piccolo cimitero
Nel borgo sorge il piccolo Oratorio di San Bartolomeo, la cui costruzione risale al XVII secolo. Nel 1671 venne deliberata l'edificazione dell'oratorio e nel 1703 fu predisposto nelle sue vicinanze il cimitero.
Il camposanto è conosciuto come “cimitero dei minatori” e conserva la memoria di una fase fondamentale della storia locale. Chiesa e cimitero restano però soprattutto la testimonianza della piccola comunità che per generazioni ha vissuto in questo angolo della valle.
Quando al lavoro della montagna si aggiunse la miniera
La vita di Stabioli cambiò anche con lo sviluppo delle attività minerarie dell'alta Valle Anzasca. Storicamente il paese apparteneva allo stesso quartiere inferiore di Macugnaga insieme a Pestarena e molti suoi abitanti furono coinvolti nel lavoro delle miniere.
L'attività estrattiva si aggiunse così alle occupazioni tradizionali legate alla terra, all'allevamento e al bosco. Nei secoli arrivarono inoltre lavoratori da altre regioni alpine, modificando progressivamente anche la composizione della piccola comunità.
La miniera è dunque una parte importante della storia di Stabioli, ma si inserisce in una vicenda molto più lunga, iniziata ben prima dell'industrializzazione dell'estrazione aurifera.
Un paese abbandonato che torna a vivere
Nel corso del Novecento il cambiamento dell'economia montana e lo spopolamento interessarono profondamente Stabioli. La chiusura definitiva delle miniere di Pestarena nel 1961 accelerò un processo che portò progressivamente alla scomparsa della popolazione residente stabile.
Negli ultimi decenni, però, una parte delle abitazioni è stata recuperata e sono stati realizzati interventi di conservazione degli spazi comuni, della chiesa e delle testimonianze presenti lungo il percorso.
Oggi convivono così due Stabioli: il piccolo borgo recuperato e frequentato nuovamente, e poco oltre Stabioli Vecchia, dove il bosco avvolge lentamente ciò che resta dell'abitato antico.
Da Stabioli a Mondelli: due borghi, una sola montagna
Oggi Stabioli appartiene a Macugnaga e Mondelli a Ceppo Morelli. Camminando, però, il confine amministrativo quasi scompare.
L'antico percorso che prosegue oltre Stabioli Vecchia mostra bene una caratteristica della Valle Anzasca di un tempo: le relazioni seguivano i sentieri più che le strade e i confini comunali. Borghi oggi considerati separati facevano parte di una rete di spostamenti quotidiani, lavoro e rapporti tra famiglie.
Proseguire idealmente da Stabioli verso Mondelli significa quindi leggere la montagna come la leggevano i suoi abitanti: non come una barriera, ma come un territorio percorso e vissuto.
Visitare Stabioli
Stabioli non è raggiungibile in automobile. Una mulattiera pedonale sale dalla SS549 e conduce al borgo. Una volta arrivati vale la pena non fermarsi alla piazzetta: il paese va attraversato lentamente, osservando le case, la fontana, l'Oratorio di San Bartolomeo, il piccolo cimitero e le cappelle.
Proseguendo si raggiungono Stabioli Vecchia e il suo lavatoio; il percorso continua poi in direzione di Mondelli. In questo modo la visita diventa una piccola lettura del paesaggio storico della Valle Anzasca, dal borgo recuperato alle tracce dell'insediamento antico.
Si tratta di ambiente montano: sono consigliate calzature adeguate e attenzione alle condizioni del sentiero.