Uccelli

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Gli uccelli della Valle Anzasca

Dai boschi di latifoglie del fondovalle alle foreste di conifere, dai prati e pascoli fino alle praterie alpine, alle pietraie e alle grandi pareti del Monte Rosa, la Valle Anzasca offre una straordinaria successione di ambienti. A ciascuno sono legate diverse comunità di uccelli: specie comuni e facilmente riconoscibili convivono con autentici specialisti della montagna, capaci di affrontare freddo, neve e condizioni estreme.

Una valle, molti ambienti

Salendo lungo la valle cambia la vegetazione e, insieme ad essa, cambia anche l’avifauna. I boschi offrono riparo e luoghi di nidificazione; prati e pascoli sono importanti aree di alimentazione; gli arbusteti segnano il passaggio verso l’alta montagna, mentre pareti rocciose e praterie sommitali ospitano alcune delle specie più caratteristiche delle Alpi.

Anche le stagioni trasformano profondamente questo quadro. Alcune specie rimangono in valle tutto l’anno, altre sono migratrici, mentre diversi uccelli alpini compiono spostamenti altitudinali, scendendo verso quote inferiori quando le condizioni in alta montagna diventano troppo severe.

Gli uccelli del bosco

Tra gli uccelli più familiari degli ambienti forestali si incontrano il fringuello, il tordo bottaccio, il pettirosso, diverse specie di cince e piccoli passeriformi come i luì.

Nei boschi di conifere sono particolarmente caratteristici il regolo, uno dei più piccoli uccelli europei, e il crociere, facilmente riconoscibile per le mandibole incrociate del becco, uno straordinario adattamento che gli permette di estrarre i semi dalle pigne delle conifere.

La nocciolaia, seminatrice del bosco

Tra i corvidi più caratteristici dei boschi montani vi è la nocciolaia, riconoscibile per il piumaggio bruno fittamente punteggiato di bianco e per il richiamo forte e inconfondibile.

Raccoglie semi e frutti e crea numerose riserve alimentari nascondendoli nel terreno. Una parte dei semi non viene recuperata e può germinare: attraverso questo comportamento la nocciolaia contribuisce alla dispersione dei semi e alla rinnovazione della vegetazione forestale.

I picchi e gli alberi del bosco

Fori nei tronchi, cavità e il caratteristico tambureggiamento possono rivelare la presenza dei picchi. In Valle Anzasca sono segnalati il picchio nero, il picchio rosso maggiore, il picchio verde e il picchio rosso minore, distribuiti in modo diverso secondo quota, composizione e maturità del bosco.

Le cavità scavate nei tronchi da alcune specie possono successivamente essere utilizzate da altri uccelli e piccoli animali: anche per questo i picchi svolgono un ruolo importante nell’ecosistema forestale.

Rapaci tra gli alberi

Tra i rapaci diurni si possono osservare la poiana, spesso in volo sopra radure e versanti, lo sparviero e l’astore, particolarmente adatti alla caccia negli ambienti forestali.

Con il buio cambia anche il paesaggio sonoro. L’allocco può far sentire il proprio richiamo anche nei pressi dei centri abitati, soprattutto nel periodo riproduttivo. Più discrete e localizzate sono la civetta capogrosso e la minuscola civetta nana, entrambe legate agli ambienti forestali montani.

Oltre il bosco: prati e praterie alpine

Oltre la fascia forestale il paesaggio si apre nei pascoli e nelle praterie alpine. Durante la bella stagione questi ambienti diventano ricchi di insetti e altre risorse alimentari e ospitano specie come lo spioncello, il culbianco e altri passeriformi degli spazi aperti.

Tra erba, rocce e pendii assolati vive anche la coturnice, galliforme montano dal piumaggio fortemente mimetico, capace di confondersi perfettamente con l’ambiente circostante.

Il gallo forcello, specie della ZPS

Il gallo forcello, chiamato anche fagiano di monte (Lyrurus tetrix), è una delle specie più rappresentative dell’avifauna alpina ed è presente nella ZPS “Alte Valli Anzasca, Antrona e Bognanco”, parte della Rete Natura 2000.

Il suo ambiente ideale è la fascia di transizione tra il bosco e le praterie alpine: un mosaico di lariceti radi, arbusteti, radure, brughiere e pascoli che offre contemporaneamente alimentazione, rifugio e aree adatte alla riproduzione.

Il maschio è facilmente riconoscibile per il piumaggio scuro, le caruncole rosse sopra gli occhi e soprattutto per la caratteristica coda a forma di lira, che viene aperta durante le spettacolari parate nuziali.

Le arene di canto

In primavera i maschi raggiungono particolari aree tradizionali, le cosiddette arene di canto o lek. Qui, soprattutto nelle prime ore del giorno, si esibiscono in parate, salti e caratteristiche vocalizzazioni per contendersi l’attenzione delle femmine.

È uno dei comportamenti più affascinanti della fauna alpina, ma coincide con un momento estremamente delicato del ciclo riproduttivo. Le aree di canto devono quindi essere rispettate evitando avvicinamenti e disturbo agli animali.

Sopravvivere all’inverno

L’inverno è uno dei periodi più difficili per il gallo forcello. Per limitare il consumo di energia può scavare rifugi nella neve, sfruttandone l’effetto isolante e uscendo principalmente per alimentarsi.

Una fuga improvvisa causata dal passaggio di escursionisti, sciatori o animali domestici comporta un consumo di energia preziosa. Per questo, soprattutto in inverno, è importante evitare di attraversare inutilmente le zone di rifugio e rispettare eventuali indicazioni e limitazioni presenti sul territorio.

La pernice bianca, specialista dell’alta montagna

Ancora più legata alle quote elevate è la pernice bianca (Lagopus muta), specie di origine artica rimasta sulle Alpi dopo il ritiro dei ghiacci e oggi perfettamente adattata agli ambienti freddi e aperti sopra il limite del bosco.

Il suo piumaggio cambia con le stagioni: bruno e screziato nei mesi senza neve, diventa quasi completamente bianco in inverno, garantendo un eccezionale mimetismo. Le zampe fortemente piumate contribuiscono a proteggerla dal freddo e facilitano gli spostamenti sulla neve.

Come il gallo forcello, nelle condizioni più rigide può sfruttare la neve come riparo. Anche per questa specie il disturbo invernale rappresenta quindi un problema particolarmente importante.

Rocce, pareti e alta quota

Pietraie, pareti rocciose e praterie sommitali sono ambienti per veri specialisti. Il fringuello alpino, il gracchio alpino e il sordone sono capaci di vivere a quote molto elevate e, durante l’inverno, possono spostarsi verso quote inferiori alla ricerca di condizioni più favorevoli.

Sulle pareti rocciose può comparire anche il sorprendente picchio muraiolo. Quando apre le ali rivela vistose tonalità rosse e nere e si muove agilmente sulle pareti alla ricerca di piccoli invertebrati.

Il corvo imperiale, il più grande corvide europeo, frequenta anch’esso gli ambienti rupestri ed è riconoscibile per la sagoma possente, la coda a forma di cuneo e le profonde vocalizzazioni.

L’aquila reale

L’aquila reale (Aquila chrysaetos) è uno dei grandi protagonisti dei cieli alpini. Utilizza territori molto estesi e sorvola versanti e praterie alla ricerca delle proprie prede, sfruttando le correnti ascensionali per percorrere grandi distanze con un ridotto dispendio di energia.

Le coppie possono disporre di più nidi all’interno dello stesso territorio, generalmente costruiti con rami e collocati su cenge e pareti rocciose. I diversi nidi possono essere utilizzati alternativamente nel corso degli anni.

Vedere la grande sagoma di un’aquila volteggiare sopra la valle è una delle osservazioni più emozionanti che può regalare la montagna, ma l’osservazione deve sempre avvenire a distanza, soprattutto nei pressi delle aree di nidificazione.

Il ritorno del gipeto

Il gipeto (Gypaetus barbatus) è uno dei più grandi e spettacolari avvoltoi europei. Le lunghissime ali, la coda a forma di losanga e il volo elegante permettono di distinguerlo dagli altri grandi rapaci.

Scomparso dalle Alpi all’inizio del Novecento in seguito alla persecuzione umana, il gipeto è tornato grazie a un importante progetto internazionale di reintroduzione avviato negli anni Ottanta. Oggi la popolazione alpina è nuovamente presente e la specie viene osservata con crescente regolarità in diversi settori dell’arco alpino.

Anche nei cieli della Valle Anzasca e del Monte Rosa vengono osservati individui di passaggio. Localmente si ritiene che alcuni degli esemplari osservati possano provenire anche dal vicino settore svizzero di Saas-Fee, oltre il massiccio del Monte Rosa.

A differenza dell’aquila reale, il gipeto non è principalmente un cacciatore: è uno spazzino altamente specializzato e la sua alimentazione è costituita in larga parte da ossa e resti di animali morti. Le ossa troppo grandi per essere ingerite vengono trasportate in volo e lasciate cadere sulle rocce per frantumarle.

La ZPS Alte Valli Anzasca, Antrona e Bognanco

Una parte importante dell’alta Valle Anzasca rientra nella ZPS “Alte Valli Anzasca, Antrona e Bognanco”, appartenente alla Rete Natura 2000, il sistema europeo di aree destinate alla conservazione della biodiversità.

La presenza di ambienti forestali, arbusteti, praterie alpine, pareti rocciose e aree d’alta quota rende questo territorio particolarmente importante per numerose specie di uccelli. La conservazione degli habitat e la riduzione del disturbo nei periodi più delicati sono fondamentali per mantenere questa ricchezza.

Osservare senza disturbare

Per scoprire gli uccelli della valle non è sempre necessario riuscire a vederli. Canti, richiami, piume, impronte, cavità e tracce lasciate sui tronchi possono raccontarne la presenza e trasformare una passeggiata in un’occasione di osservazione naturalistica.

Binocolo e teleobiettivo consentono di osservare gli animali mantenendo una distanza adeguata. Durante la nidificazione, nelle arene di canto e soprattutto in inverno è fondamentale non inseguire, avvicinare o costringere gli uccelli alla fuga.

Anche i cani possono provocare reazioni di fuga nella fauna selvatica: nelle aree sensibili è quindi importante rispettare le disposizioni locali e mantenerli sempre sotto controllo.

Dal richiamo di un piccolo regolo nel bosco alle parate del gallo forcello, fino al volo dell’aquila e del gipeto sopra le montagne: gli uccelli raccontano la Valle Anzasca a tutte le sue quote.