Rettili e anfibi

Rettili e anfibi

Rettili e anfibi della Valle Anzasca

Meno appariscenti dei grandi mammiferi e degli uccelli, rettili e anfibi rappresentano una componente preziosa della biodiversità della Valle Anzasca. Pozze, ruscelli, boschi umidi, prati assolati, muretti e pietraie offrono piccoli habitat nei quali queste specie hanno sviluppato sorprendenti adattamenti alla vita in montagna.

Vivere seguendo il calore dell’ambiente

Anfibi e rettili sono animali ectotermi: la loro temperatura corporea e il livello di attività dipendono in larga misura dalle condizioni esterne. Il clima alpino, con inverni lunghi, neve e una stagione favorevole relativamente breve, rappresenta quindi una sfida importante.

Le specie presenti in montagna alternano periodi di intensa attività durante la bella stagione a lunghi periodi di inattività, cercando rifugi adatti per superare i mesi più freddi.

Gli anfibi: tra acqua e terra

Gli anfibi hanno una pelle sottile e permeabile e sono strettamente legati agli ambienti umidi. Molte specie trascorrono gran parte della vita adulta sulla terraferma, ma l’acqua rimane fondamentale soprattutto durante la riproduzione e lo sviluppo delle larve.

Boschi freschi, sorgenti, ruscelli, piccoli stagni, pozze temporanee e zone umide sono quindi ambienti di grande importanza. Anche una piccola raccolta d’acqua può diventare, in primavera, un luogo essenziale per la riproduzione.

La rana temporaria e il risveglio della primavera

La rana temporaria (Rana temporaria) è uno degli anfibi più caratteristici degli ambienti montani. Tollera temperature molto basse e può iniziare la riproduzione precocemente, quando ai margini delle pozze e degli specchi d’acqua è ancora presente la neve.

Le grandi masse gelatinose di uova deposte nell’acqua sono uno dei primi segnali del ritorno della vita dopo l’inverno.

Rana temporaria

Rana temporaria

Rospo comune e tritone alpino

Con l’avanzare della primavera entrano nel pieno dell’attività anche altre specie, tra cui il rospo comune e il tritone alpino.

Il rospo comune trascorre gran parte dell’anno sulla terraferma e raggiunge l’acqua soprattutto per riprodursi. Il tritone alpino, invece, è particolarmente legato alle piccole raccolte d’acqua montane durante il periodo riproduttivo.

La salamandra pezzata

Nei boschi freschi e umidi si può incontrare la salamandra pezzata (Salamandra salamandra), immediatamente riconoscibile per la livrea nera con vistose macchie gialle.

Questa colorazione è detta aposematica: segnala ai potenziali predatori la presenza di secrezioni cutanee difensive. Non è un animale aggressivo e va semplicemente osservato senza manipolarlo.

È particolarmente attiva nelle giornate umide e piovose, quando può uscire dai rifugi utilizzati durante i periodi più asciutti.

Salamandra pezzata

Salamandra pezzata

Ambienti piccoli ma preziosi

Molte popolazioni di anfibi sono particolarmente sensibili alla scomparsa delle zone umide, all’alterazione degli habitat, all’inquinamento, al traffico stradale durante le migrazioni riproduttive e alla diffusione di patogeni.

Per questo anche stagni, pozze e piccoli ruscelli apparentemente insignificanti meritano attenzione: possono rappresentare veri e propri punti vitali per la biodiversità locale.

I rettili: il calore delle pietre

I rettili hanno una pelle ricoperta di squame che limita la perdita d’acqua e permette loro una maggiore indipendenza dagli ambienti umidi. Nelle giornate favorevoli sfruttano il calore del sole e delle rocce per raggiungere la temperatura necessaria all’attività.

Muretti a secco, scarpate, radure, pietraie, margini dei boschi e versanti ben esposti sono quindi ambienti particolarmente importanti.

Lucertole, ramarri e orbettini

Tra i rettili più facilmente osservabili nelle zone favorevoli vi sono la lucertola muraiola e il ramarro, che frequentano soprattutto ambienti aperti, assolati e ricchi di rifugi.

L’orbettino, nonostante l’aspetto serpentiforme, è invece una lucertola priva di zampe. Preferisce generalmente ambienti più freschi e ricchi di vegetazione ed è completamente innocuo per l’uomo.

Negli ambienti montani vive anche la lucertola vivipara, particolarmente adattata alle basse temperature e presente anche a quote elevate.

I serpenti della valle

Tra i serpenti non velenosi si possono incontrare specie come la natrice dal collare, legata soprattutto agli ambienti umidi, la natrice tessellata e il colubro liscio o coronella austriaca.

Questi animali svolgono un ruolo importante negli ecosistemi come predatori di piccoli vertebrati e altri organismi e, come quasi tutti i serpenti, preferiscono generalmente allontanarsi quando percepiscono la presenza dell’uomo.

Vipera aspide e marasso

Tra i serpenti velenosi delle Alpi figurano la vipera aspide e, negli ambienti più freschi e montani, il marasso.

Le vipere non cercano il contatto con l’uomo: il morso è generalmente una reazione difensiva quando l’animale viene calpestato, afferrato o si sente impossibilitato a fuggire.

La Vipera dei Walser: una presenza eccezionale delle Alpi occidentali

Nel 2016 è stata descritta scientificamente una nuova specie di vipera alpina, conosciuta come Vipera dei Walser (Vipera walser).

Il suo nome richiama le comunità Walser delle Alpi occidentali. La specie presenta una distribuzione estremamente limitata ed è considerata di particolare interesse scientifico e conservazionistico.

La sua scoperta ha mostrato come anche territori alpini studiati da lungo tempo possano ancora custodire elementi di biodiversità inattesi. Proprio per la ristrettezza dell’areale e per la delicatezza dei suoi habitat, ogni osservazione deve avvenire nel massimo rispetto dell’animale e dell’ambiente.

Se si incontra una vipera

L’incontro con una vipera non è motivo per avvicinarsi o tentare di spostarla. È sufficiente mantenere la distanza e lasciarle una via di fuga.

In caso di morso è necessario contattare rapidamente i soccorsi sanitari, mantenere la persona il più possibile tranquilla e limitare i movimenti dell’arto interessato. Non bisogna incidere la ferita, succhiare il veleno o applicare rimedi improvvisati.

Osservare, non catturare

Anfibi e rettili non devono essere catturati, manipolati o uccisi. Anche gli animali che suscitano timore hanno un ruolo importante nell’equilibrio naturale: controllano le popolazioni delle loro prede e, a loro volta, costituiscono una risorsa alimentare per altre specie.

La maniera migliore per conoscerli è osservarli a distanza, senza sollevare pietre, distruggere rifugi o modificare le piccole zone umide nelle quali vivono e si riproducono.

Dalle rane che depongono le uova tra le ultime nevi alle vipere che cercano il calore delle pietre, anfibi e rettili raccontano un volto più discreto, ma prezioso, della natura della Valle Anzasca.