Leggende di Ceppo Morelli
Tra boschi, alpeggi e antiche frazioni della Valle Anzasca si tramandano da secoli racconti popolari di origine Walser, storie sospese tra realtà e mistero, che parlano di spiriti dei luoghi, amori impossibili e segni lasciati nella pietra. Sono leggende nate dalla vita dura di montagna, custodite e raccontate di generazione in generazione.
👣 L’IMPRONTA DEL BAMBINO
Un bel giovanotto che abitava nella frazione Motta andava in Quarazza a prendere il fieno e a fare legna quando un giorno conobbe una piccola Gutwiarghini. Iniziò una storia d’amore turbolenta e la giovane rimase incinta, dando alla luce un bambino.
Si recò quindi alla frazione Motta per avvisare il giovane che lui era il padre, ma lui rifiutò di riconoscerlo. La donna disse: “Non sposarmi, ma riconosci tuo figlio…”
Il giovane rispose: “Se quel bambino è mio, il suo piede sprofonderà nel sasso.” Il piede affondò nella pietra lasciando una impronta indelebile.
Ancora oggi il sasso con l’impronta è visibile lungo il sentiero tra Motta e Quarazza.
💧 LA FONTE SCHEBER
Motta è un piccolo gruppo di case all’ingresso della Valle Quarazza. Dietro l’oratorio si trovava una sorgente abbondante.
Una donna, per vendetta, gettò nella sorgente il contenuto del vaso da notte. La fonte scomparve all’improvviso.
Gli abitanti scavarono un pozzo, ma nello stesso giorno apparve una nuova sorgente più a valle.
La fonte Scheber esiste ancora oggi, memoria di una storia tra superstizione e mistero.