La Via Crucis e i pellegrinaggi di Sant’Antonio ad Anzino
Bannio Anzino
La Via Crucis e i pellegrinaggi di Sant’Antonio ad Anzino
Un antico percorso di fede tra cappelle affrescate, pellegrinaggi attraverso le montagne e la secolare devozione a Sant’Antonio di Padova.
Attorno al Santuario di Sant’Antonio da Padova di Anzino si sviluppa uno dei percorsi devozionali più caratteristici della Valle Anzasca. La Via Crucis di Anzino non è soltanto una successione di cappelle dedicate alla Passione di Cristo: arte, storia locale e culto antoniano si intrecciano lungo un itinerario ad anello che parte dal Santuario e vi ritorna.
La sua storia è inoltre profondamente legata agli anzinesi emigrati a Roma, che per secoli mantennero uno stretto rapporto con il paese d’origine, contribuendo alla vita religiosa e civile della comunità e al mantenimento dei suoi luoghi sacri.
Un percorso che parte e ritorna al Santuario
La Via Crucis si sviluppa ad anello nei prati e nel verde che circondano Anzino. Il percorso ha inizio presso il Santuario di Sant’Antonio e si apre con un arco d’ingresso, dal quale si susseguono le cappelle dedicate agli episodi della Passione.
La conclusione è particolarmente suggestiva: la scena della Deposizione nel Sepolcro è custodita all’interno di un piccolo tempietto poligonale, elemento architettonico che chiude idealmente il percorso prima del ritorno verso il Santuario.
Le cappelle e il ciclo pittorico
Le cappelle furono realizzate nel corso del Settecento e il ciclo pittorico venne inaugurato nel 1761. Le pitture sono tradizionalmente attribuite al pittore valsesiano Lorenzo Peracino; alcune fonti ricordano tuttavia anche differenti proposte attributive, segno di una storia artistica che merita ancora attenzione e studio.
Il percorso comprende tredici stazioni. Le scene della Passione sono inserite all’interno delle singole edicole, ma la caratteristica più originale della Via Crucis di Anzino è il suo stretto legame iconografico con il Santo patrono.
Sopra gli affreschi della Passione compare infatti, in ogni cappella, un medaglione dedicato a episodi della vita e ai miracoli di Sant’Antonio da Padova. La Via Crucis diventa così contemporaneamente racconto della Passione di Cristo e testimonianza della particolare devozione antoniana del paese.
Il restauro del 1902
Nel 1902 gli affreschi furono restaurati dal pittore Giuseppe De Giorgi. Nel corso del tempo il percorso è stato inoltre oggetto di interventi di manutenzione e sistemazione, necessari per proteggere le cappelle dalla vegetazione e dagli effetti dell’esposizione all’aperto.
Anzino e Roma: un legame durato secoli
A partire almeno dalla seconda metà del Cinquecento numerosi abitanti di Anzino emigrarono a Roma, dove si formò nel tempo una comunità numerosa e organizzata. Molti anzinesi lavorarono come osti, commercianti di vino e camerieri, mantenendo però un legame fortissimo con il paese natale.
I documenti ricordano una vera e propria “Congregazione di Roma” e i “benefattori di Anzino residenti in Roma”, protagonisti di numerose iniziative a favore della comunità. Le offerte raccolte dagli emigrati contribuirono all’arricchimento della chiesa, alla realizzazione di opere di pubblica utilità e anche alla cura della Via Crucis.
Una testimonianza particolarmente significativa ricorda infatti che gli anzinesi residenti a Roma pagarono il taglio della vegetazione tra le cappelle, chiedendo che il bosco non tornasse a nasconderle. Anche a centinaia di chilometri di distanza, la Via Crucis continuava quindi ad essere considerata parte del patrimonio comune del paese.
Il quadro di Sant’Antonio arrivato da Roma
Il legame fra Roma e la devozione antoniana di Anzino precede la stessa Via Crucis. Nel 1669 alcuni anzinesi residenti nella capitale donarono alla chiesa del paese una pala raffigurante Sant’Antonio con Gesù Bambino, accompagnata da scene legate ai miracoli del Santo.
Da quel momento la devozione a Sant’Antonio acquistò una crescente importanza e Anzino divenne meta di pellegrinaggi provenienti non soltanto dalla Valle Anzasca, ma anche dalle valli e dai territori circostanti.
La tradizione dei gigli di Sant’Antonio
Alla storia documentata si affianca una tradizione popolare tramandata per generazioni. Secondo il racconto, durante il viaggio da Roma verso Anzino il quadro di Sant’Antonio sarebbe scomparso nei momenti di pericolo e durante il passaggio delle frontiere, per poi ricomparire una volta superato l’ostacolo. La tradizione racconta inoltre che, al suo arrivo ad Anzino nel mese di gennaio, nei prati attorno alla chiesa sarebbero fioriti miracolosamente i gigli, fiore simbolicamente legato al Santo.
Il ricordo dell’arrivo della pala è ancora legato alla celebrazione invernale conosciuta come Domenica del Giglio.
I pellegrinaggi attraverso le montagne
La devozione a Sant’Antonio ha generato nei secoli una rete di pellegrinaggi a piedi che collegano Anzino con l’Ossola, la Valsesia, il Cusio e il Verbano. Particolarmente radicato è il pellegrinaggio proveniente dalla Valsesia: i fedeli raggiungono il Santuario attraversando a piedi i valichi e gli antichi sentieri di montagna.
Questi itinerari sono ancora oggi ricordati come Cammini o Vie di Sant’Antonio e testimoniano un rapporto antico fra comunità poste sui due versanti delle montagne, per le quali i passi alpini non rappresentavano soltanto confini, ma vere vie di comunicazione, incontro e devozione.
Il 13 giugno e la “pòsa” della Veronica
Il rapporto tra pellegrinaggio, Santuario e Via Crucis diventa particolarmente evidente durante la festa di Sant’Antonio del 13 giugno. Dopo la celebrazione nel Santuario, la processione percorre la Via Crucis portando la Reliquia e la statua del Santo.
Alla sesta cappella, dedicata alla Veronica, la statua viene appoggiata su uno speciale sostegno tradizionalmente chiamato “pòsa”. Qui vengono benedetti i pellegrini valsesiani prima che riprendano a piedi il cammino attraverso le montagne per tornare nelle proprie comunità. Un gesto semplice che conserva ancora oggi la memoria di secoli di pellegrinaggi alpini.
Una Via Crucis diversa dalle altre
La particolarità di Anzino sta proprio nella sovrapposizione di più racconti: la Passione di Cristo, la vita e i miracoli di Sant’Antonio, la storia degli emigranti anzinesi a Roma e il pellegrinaggio che ancora collega il paese alle altre vallate alpine.
Percorrere la Via Crucis significa quindi leggere un piccolo compendio della storia di Anzino: un paese capace di mantenere legami fortissimi con chi era partito lontano e, nello stesso tempo, di diventare punto d’arrivo per chi raggiungeva il Santuario camminando attraverso le montagne.
Un patrimonio da preservare
Il valore storico, artistico e paesaggistico del complesso è stato riconosciuto anche attraverso il censimento nazionale “I Luoghi del Cuore” del FAI. La partecipazione della comunità alla sua tutela conferma quanto la Via Crucis continui ad essere considerata non soltanto un monumento religioso, ma una parte viva dell’identità di Anzino.
Il Santuario di Sant’Antonio da Padova
La Via Crucis nasce e si sviluppa attorno al Santuario di Anzino, cuore della secolare devozione a Sant’Antonio e meta dei pellegrinaggi che raggiungono il paese attraverso le montagne.