I Walser e la religione
I Walser e la religione
La fede come legame con la terra d’origine, protezione dalle forze della montagna e fondamento della vita comunitaria.
Una fede portata attraverso le Alpi
Quando, nel corso del XIII secolo, gruppi di coloni Walser lasciarono l’alto Vallese e raggiunsero il versante meridionale delle Alpi attraverso i passi alpini, non portarono con sé soltanto strumenti, sementi, animali e conoscenze necessarie per vivere in alta montagna. Conservarono anche la propria fede religiosa, le devozioni apprese nella terra d’origine e, probabilmente, alcune immagini sacre particolarmente care.
In un ambiente severo e spesso isolato, la religione rappresentava molto più di una pratica individuale: accompagnava il lavoro, scandiva l’anno, univa le famiglie e offriva protezione di fronte ai pericoli della montagna, alle malattie e alle calamità naturali.
La Chiesa Vecchia, cuore della comunità
Il principale punto di riferimento religioso dei primi abitanti di Macugnaga fu la Chiesa di Santa Maria, identificata con l’attuale Chiesa Vecchia del Dorf. La sua presenza testimonia come, fin dalle prime fasi dell’insediamento, i Walser avessero avvertito la necessità di costruire un luogo consacrato nel quale riunirsi, pregare e celebrare i momenti fondamentali della vita.
Un documento datato 7 giugno 1317 attesta la presenza di un prete beneficiato presso la chiesa di Santa Maria. La testimonianza indica che la comunità possedeva già una propria organizzazione religiosa e poteva contare su un sacerdote capace di comunicare nella lingua parlata dagli abitanti.
La Chiesa Vecchia, con le sue forme semplici di derivazione gotica, il vicino cimitero e il grande tiglio secolare, divenne così il centro spirituale e civile dell’antico villaggio: un luogo nel quale fede, memoria familiare e appartenenza comunitaria si incontravano.
La Madonna col Bambino
All’interno della Chiesa Vecchia si conserva una statua della Madonna col Bambino, dall’aspetto semplice e arcaico. Secondo la tradizione, l’immagine potrebbe essere legata al tempo della migrazione Walser attraverso il Passo del Monte Moro e alle devozioni portate dal Vallese.
Non esistono elementi sufficienti per ricostruirne con certezza il viaggio, ma la sua presenza conserva un forte valore simbolico: richiama il legame tra la comunità stabilitasi ai piedi del Monte Rosa e la terra alpina dalla quale provenivano i suoi antenati.
I santi della tradizione Walser
Tra le popolazioni Walser d’oltralpe erano particolarmente diffusi i culti di San Nicola e di San Teodoro, o San Teodulo. Quest’ultimo, antico vescovo del Vallese, era considerato protettore delle popolazioni alpine e veniva invocato contro il maltempo, i temporali e la grandine, eventi capaci di compromettere in pochi istanti raccolti e pascoli.
Anche a Macugnaga il culto di San Teodoro lasciò tracce importanti. I documenti ricordano che già nel 1501 gli era dedicato un altare, presso il quale si pregava per ottenere protezione dalla grandine. Una sua statua lignea faceva inoltre parte della grande ancona dell’altare maggiore, andata distrutta nel 1720.
La devozione per San Nicola era invece testimoniata dall’oratorio della frazione di Quarazza, successivamente scomparso con la realizzazione del bacino artificiale. Queste presenze mostrano come i coloni avessero conservato, almeno in parte, il patrimonio religioso della terra d’origine.
Il parroco e la lingua della comunità
Per antica consuetudine, gli uomini di Macugnaga partecipavano alla scelta del proprio parroco. Il sacerdote era spesso originario del paese oppure proveniva da un’altra comunità Walser e doveva conoscere bene il tedesco, la lingua utilizzata quotidianamente dalla popolazione.
La comprensione linguistica era essenziale non soltanto per la celebrazione dei riti, ma anche per la confessione, la predicazione, l’insegnamento religioso e l’assistenza alle famiglie. Il parroco era quindi una figura centrale: guida spirituale, mediatore e punto di riferimento per una comunità che viveva a lungo separata dai maggiori centri della valle.
Una religiosità legata alla vita quotidiana
La fede accompagnava l’intero ciclo della vita: la nascita e il battesimo, il matrimonio, la malattia e la morte. Anche il ritmo del lavoro agricolo e pastorale era segnato dalle feste religiose, dalle benedizioni, dalle processioni e dalle invocazioni rivolte ai santi protettori.
Nella società Walser, la devozione aveva anche una funzione collettiva. Costruire una cappella, mantenere un altare, partecipare a una processione o affrontare insieme le spese per una chiesa significava riaffermare l’appartenenza alla comunità e consegnarne la memoria alle generazioni successive.
Trasformazioni e continuità
Nel corso dei secoli la società di Macugnaga cambiò profondamente. L’emigrazione maschile, i contatti sempre più frequenti con altre regioni e il mutamento delle condizioni economiche e culturali contribuirono ad attenuare l’autorità esercitata dal clero sulla vita della popolazione.
La religiosità popolare, tuttavia, continuò a lasciare segni concreti nel territorio. Chiese, cappelle, oratori, immagini votive e ricorrenze sono ancora oggi parte del paesaggio culturale di Macugnaga.
La costruzione della grande chiesa parrocchiale di Staffa, realizzata grazie a notevoli sacrifici economici e al lavoro della popolazione, rappresenta una delle testimonianze più evidenti di questa fede condivisa e della capacità della comunità di unirsi intorno a un progetto comune.
Una memoria ancora visibile
La storia religiosa dei Walser non appartiene soltanto agli edifici sacri. Vive nei nomi dei luoghi, nelle feste, nelle opere d’arte, nelle tradizioni e nel rapporto profondo tra la comunità e la montagna. È una parte essenziale dell’identità culturale di Macugnaga.
Fonti e approfondimenti
Testo rielaborato e approfondito a partire dalle informazioni dello Sportello Walser, testo a cura di Beba Schranz, e dalle notizie contenute nel volume I Walser di Renzo Mortarotti, Edizioni Giovannacci, Domodossola, 1979.