Miniere dei Cani (1475 mt.)

Miniere dei Cani (1475 mt.)

Vanzone con San Carlo

Le Miniere dei Cani

Secoli di ricerca dell’oro sui monti di Vanzone con San Carlo, tra antiche gallerie, tradizioni medievali e archeologia mineraria.

Comune: Vanzone con San Carlo

Area mineraria: versante montano sopra San Carlo

Quota: il sito è comunemente indicato a circa 1.475 m; gli antichi lavori minerari interessano quote differenti del versante.

ATTENZIONE – NON È CONSENTITO L’ACCESSO ALLE GALLERIE

Le antiche strutture minerarie non sono aperte al pubblico. Non entrare nelle gallerie e non oltrepassare sbarramenti o segnalazioni di divieto.

Una delle più antiche aree minerarie della Valle Anzasca

Sui ripidi versanti sopra San Carlo, nel territorio di Vanzone con San Carlo, si trova uno dei complessi minerari storici più importanti della Valle Anzasca: le Miniere dei Cani.

Non si tratta di una sola galleria, ma di un insieme di lavori minerari realizzati nel corso dei secoli a differenti quote della montagna. La loro storia si inserisce nel più ampio sviluppo dell’estrazione aurifera della Valle Anzasca, che conobbe nei secoli forme di sfruttamento sempre più organizzate fino alla fase industriale dell’Ottocento.

Quanto sono antiche?

L’origine dello sfruttamento minerario in questa parte della Valle Anzasca non è conosciuta con certezza. Si è ipotizzato che possa risalire all’epoca romana, ma non esistono al momento prove sufficienti per considerare questa attribuzione un dato storico accertato.

Una testimonianza documentaria del 1291 attesta comunque la presenza in Valle Anzasca di uomini definiti negli atti argentarii, termine riferito a persone legate alle attività metallurgiche. Il documento testimonia l’antichità di queste attività nella valle, senza permettere però di attribuirle con certezza alle Miniere dei Cani.

Perché si chiamano “Miniere dei Cani”?

L’origine del nome non è documentata con certezza.

Secondo una tradizione locale, l’appellativo sarebbe legato a Facino Cane, celebre capitano di ventura vissuto tra il XIV e il XV secolo. Si racconta che suoi familiari o uomini a lui legati avessero avuto il controllo delle miniere della zona e che da questa presenza fosse nato il nome “Miniere dei Cani”.

Le ricerche storiche finora condotte non hanno tuttavia permesso di documentare con certezza il possesso della miniera da parte di Facino Cane. Il collegamento deve quindi essere considerato parte della tradizione storica locale, non un fatto definitivamente accertato.

Sono state proposte anche altre interpretazioni sull’origine del nome, che rimane ancora oggi incerta.

Dal Medioevo ai Borromeo

Alla figura dei “Cani” è legato anche un altro racconto tramandato dalla storia locale. Si racconta che nei primi anni del Quattrocento una violenta rivolta avrebbe portato alla loro cacciata dalla valle e a un temporaneo abbandono delle miniere.

Secondo la ricostruzione storica riportata dal Comune di Vanzone con San Carlo, nel 1481 le miniere passarono sotto il controllo della famiglia Borromeo, che mantenne a lungo importanti diritti minerari nell’Ossola inferiore.

Documenti dei primi anni dell’Ottocento attestano ancora il riconoscimento di diritti dei Borromeo sulle Miniere dei Cani e testimoniano la continuità dell’interesse per lo sfruttamento dei giacimenti auriferi della zona.

A partire dal XVII secolo l’attività mineraria conobbe un nuovo sviluppo nell’intera Valle Anzasca, dove numerose coltivazioni contribuirono progressivamente alla formazione di un importante distretto aurifero alpino.

L’oro nascosto nella roccia

Il giacimento delle Miniere dei Cani è caratterizzato dalla presenza di mineralizzazioni aurifere associate soprattutto ad arsenopirite e ad altri solfuri metallici.

L’oro era quindi in gran parte legato ai minerali della roccia e il materiale estratto doveva essere sottoposto a diverse fasi di trattamento per consentire il recupero del metallo prezioso.

Questa caratteristica mineralogica è importante anche per comprendere un altro fenomeno ancora oggi visibile: la particolare composizione delle acque che fuoriescono dalle antiche gallerie.

Dalla miniera al fondovalle

La posizione dei cantieri, aperti sui ripidi versanti sopra San Carlo, rendeva particolarmente impegnativo il trasporto del minerale verso il fondovalle.

Il materiale estratto era destinato agli impianti di Battiggio, collegati allo sfruttamento delle Miniere dei Cani e utilizzati per le successive lavorazioni del minerale.

Miniera e impianti di fondovalle costituivano quindi due parti complementari dello stesso sistema produttivo: da una parte l’estrazione in montagna, dall’altra il trattamento del materiale necessario per recuperare l’oro.

L’arrivo delle compagnie inglesi

Nella seconda metà dell’Ottocento l’oro della Valle Anzasca attirò l’interesse di capitali e società straniere, aprendo una nuova fase nella storia mineraria della valle.

Nel gennaio 1866 venne costituita a Londra la The Pestarena Gold Mining Company Ltd. Nel marzo 1867, attraverso la concentrazione di diverse iniziative minerarie, nacque la The Pestarena United Gold Mining Company Ltd.

Il 24 ottobre 1867 la società acquisì anche la Miniera dei Cani con gli impianti di Battiggio. Il complesso entrò così nella grande fase industriale che interessò l’estrazione dell’oro in Valle Anzasca durante la seconda metà dell’Ottocento.

La fine dell’attività mineraria

Stabilire una data precisa per la cessazione dello sfruttamento delle Miniere dei Cani non è semplice, perché le fonti disponibili non riportano una cronologia del tutto concorde.

È importante soprattutto non confondere la storia di questo specifico sito con quella del più vasto complesso minerario della Valle Anzasca. La data del 1961, spesso ricordata nella storia dell’oro del Monte Rosa, si riferisce alla definitiva cessazione dell’attività delle miniere di Pestarena e non può essere automaticamente attribuita alle Miniere dei Cani.

Terminata l’estrazione, le antiche gallerie continuarono però a esercitare un’influenza molto particolare sull’ambiente circostante, soprattutto attraverso le acque che ancora oggi attraversano le rocce mineralizzate.

Il Crotto Rosso e le acque della miniera

Dalle antiche gallerie fuoriescono ancora oggi acque fortemente mineralizzate. Attraversando le rocce e le mineralizzazioni del giacimento, l’acqua assume una composizione chimica molto particolare.

Queste acque alimentano il caratteristico Crotto Rosso, il cui letto presenta evidenti colorazioni rossastre e ocracee dovute alla precipitazione e al deposito di composti minerali.

Il fenomeno non è soltanto una curiosità paesaggistica: la particolare composizione delle acque provenienti dalla Miniera dei Cani è stata oggetto di analisi e studi scientifici ed è direttamente collegata alla natura mineralogica del giacimento.

Dalle miniere all’Acqua Vanzonis

Le particolari acque legate all’area mineraria suscitarono interesse già nell’Ottocento e furono successivamente sottoposte a nuove analisi e studi.

Nel corso del Novecento nacquero diversi progetti per valorizzarne le caratteristiche e la storia delle sorgenti si legò progressivamente al nome dell’Acqua Vanzonis.

Si crea così un legame singolare tra due aspetti della storia di Vanzone con San Carlo: da una parte l’antica ricerca dell’oro, dall’altra le acque che ancora oggi continuano a scorrere attraverso quella stessa montagna.

Una montagna che conserva la sua storia

Le Miniere dei Cani sono molto più di un antico luogo di estrazione. Le gallerie, gli impianti di Battiggio, le acque mineralizzate e le tradizioni nate attorno al loro nome conservano la memoria del lungo rapporto tra gli abitanti della Valle Anzasca e le risorse nascoste nelle montagne.

Una storia in cui documenti, archeologia mineraria e memoria popolare si intrecciano e che costituisce uno dei capitoli più antichi della grande storia dell’Oro del Monte Rosa.

Miniere dei Cani - Vanzone con San Carlo

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